L’erboristeria e la fitoterapia hanno avuto origine migliaia di anni fa, proprio per lo stretto rapporto tra uomo, Natura ed il mondo vegetale e la necessità di utilizzare principalmente le piante come rimedio naturale per ovviare agli effetti dovuti ad un’alterazione dello stato di salute.
Le erbe sono chiavi, alcune di esse aprono precise porte, altre sono dei passepartout che consentono di liberare porte grandi e porte piccole.
Ovviamente popoli, storie e paesi hanno identificato le loro chiavi di lettura di questi elementi, analizzando e scoprendo vari usi della stessa pianta, anche molto diversi fra loro, che possono dirsi intimamente collegati alla tradizione, al posto, agli usi e costumi di un popolo.
Fino al 1970 la fitoterapia, in appannaggio della chimica, si basava sull’utilizzo del principio attivo (p.a.) delle piante medicinali, successivamente, riprendendo l’approccio di Paracelso, il quale vedeva l’azione delle piante medicinali riferite al fitocomplesso e non limitatamente ai p.a., i rimedi fitoterapici sono stati osservati ed impiegati sulla base del sinergismo d’azione derivato dai vari componenti della pianta.
Lo studio delle medicine antiche quali la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica, la Medicina Mediterranea ha permesso l’integrazione tra il mondo scientifico razionale e le conoscenze tradizionali che includono, oltre al valore dei principi attivi delle piante e del fitocomplesso (insieme di tutte le molecole di p.a. che svolgono nell’uomo un’attività farmacologica), anche la loro energia e l’influenza nel nostro corpo.
Secondo queste medicine antiche la pianta, oltre ad essere un laboratorio chimico, è anche il micro cosmo delle energie universali e, come tale, interseca le sue funzioni energetiche con quelle del corpo umano e del campo energetico della persona. Quindi non si tratta soltanto di un effetto biochimico dovuto ai suoi costituenti, ma l’effetto terapeutico in senso olistico prevede l’armonizzazione delle energie dell’essere umano.
La differenza di visione tra la Medicina Occidentale ed Orientale sta proprio in questo:
- nel primo caso il rimedio fitoterapico viene scelto sulla base della risposta efficace al rapporto sintomo/p.a. o sinergia dei p.a., dunque il prodotto erboristico potrebbe esser visto come l’analogo al farmaco di sintesi, da consigliare, ove e quando possibile, in sostituzione di quest’ultimo, andando quindi a limitare o annullare il carico tossinico;
- nel secondo caso il rimedio viene valutato sulla base dei suoi p.a., della sinergia di azione tra questi, ma anche e soprattutto per la sua funzione energetica che può esercitare sul soggetto che lo assume: es. direzione dell’energia (Prana, Qi), Yin tonico, o Yang tonico, sulla base della segnatura. Nella concezione ed obiettivo di non fermandosi quindi ad intervenire solo sul sintomo, ma a monte sulla/e causa/e delle problematiche.




